Cerca nel sito


« agosto 2006 | Principale | ottobre 2006 »

28 settembre 2006

L'autonomia di un direttore di filiale

Un lettore mi chiede "se con l'introduzione delle nuove procedure per la concessione del credito, previste da Basilea 2, il direttore di una sede, non può in alcun modo concedere un fido, non osservando le procedure previste".
E' una domanda che contiene un potenziale equivoco: Basilea 2 non detta le procedure interne delle banche, che restano nella piena autonomia delle stesse.
Ma, una volta fatta questa precisazione, la domanda resta ed è pertinente: nel riscrivere le procedure interne, le banche quali limiti porranno all'autonomia e alla discrezionalità dei vari organi deliberanti?
In realtà l'autonomia dei diversi organi deliberanti potrebbe non cambiare rispetto al passato: il direttore di filiale avrà per ogni tipologia di fido un importo limite di autonomia e per importi maggiori, secondo il tipo di organizzazione e in base alle norme statutarie, vi saranno altri organi deliberanti (responsabili di area, comitati, ecc. fino al consiglio di amministrazione) con via via maggiori poteri di delibera.
Ciò che cambierà, tuttavia, e non solo per Basilea 2, sono le formalità che accompagneranno i procedimenti di istruttoria e di delibera. Per cui un direttore potrà anche deliberare (entro certi limiti e con sfumature diverse da istituto ad un'altro) un affidamento pur in presenza di evidenze negative emerse in fase di istruttoria (per esempio un rating insufficiente), ma ora questa sua decisione verrà "registrata" insieme alle motivazioni che l'hanno determinata e insieme a quelle stesse evidenze negative che avrebbero potuto/dovuto farlo decidere diversamente. Per questo motivo il direttore (come ogni altro organo deliberante), in caso di andamento sfavorevole del rapporto deliberato, potrà essere chiamato a rendere conto delle motivazioni del suo operato.
Basilea 2 in realtà non impone che a decidere gli affidamenti siano delle rigide procedure automatiche, ma, anzi, chiede che si tenga conto di ogni informazione disponibile, in positivo e in negativo, anche di quelle che non fanno parte del set di informazioni standard normalmente analizzate. Il ruolo del funzionario che analizza e valuta una richiesta di fido è quindi salvaguardato.
Pur tuttavia l'esperienza professionale di ogni giorno evidenzia che il sistema sta diventando sempre più rigido, nel senso che ove emergono fatti negativi è estremamente difficile veder deliberare una richiesta di affidamento.
Concludendo, quindi, torno alla domanda del lettore "il direttore di una sede, non può in alcun modo concedere un fido, non osservando le procedure previste?". E rispondo: primo, certamente il direttore dovrà osservare le procedure previste dalla sua banca; secondo, queste procedure dovrebbero comunque consentirgli una certa autonomia di giudizio; terzo, tuttavia la trasparenza imposta da Basilea 2 ai processi di affidamento (tutto viene documentato e registrato) comporta una evidente assunzione di responsabilità da parte del funzionario che decida di affidare un cliente in presenza di elementi negativi di giudizio. Ciò potrebbe comportare, di fatto, un irrigidimento del sistema.

27 settembre 2006

Basilea 2 e il rating

Al termine "rating" associamo normalmente le agenzie internazionali come Moody’s, Standard & Poor’s o Fitch IBCA, quando danno il voto sull’affidabilità finanziaria dell’Italia, o sulle emissioni di bond dei paesi emergenti, oppure quando valutano banche o grandi imprese quotate. E' difficile pensare che da ormai diversi mesi anche le nostre piccole e medie imprese si stanno confrontando con questa parola: rating...

Prima di tutto... rating letteralmente vuol dire semplicemente "valutazione". Valutazione, quindi, della credibilità di uno Stato, di una sua emissione finanziaria, di un'impresa. Valutazione delle nostre imprese e della loro capacità di credito.

La normativa di Basilea 2 è estremamente complessa, su questo sono d'accordo tutti, e, d'altro canto, fissa solo le linee guida, lasciando ampio spazio alle banche, sotto il controllo delle autorità centrali (Banca d'Italia, da noi), quanto alle metodologie ed ai processi che porteranno alla definizione del rating.

Preciso subito che Basilea non obbliga le banche ad utilizzare procedure di rating interno. In pratica, ogni banca potrà scegliere tra tre strade alternative previste dall'accordo:
• il metodo standard (Standard Approach), che rappresenta il livello minimo di adeguamento;
• il metodo "IRB" (Internal Rating Based approach) di Base (Foundation);
• il metodo IRB Avanzato.

Il c.d. Standard Approach non si discosta molto dal sistema attuale, introdotto dal 1° accordo di Basilea del 1988, che prevede un "accantonamento" dell'8% a fronte di ogni impiego (impone in realtà che la banca disponga di  mezzi propri pari all'8% degli impieghi verso le imprese private).
Rispetto al disposto della normativa dell'88, tuttavia, viene qui introdotto un correttivo per legare maggiormente i requisiti patrimoniali al rischio derivante da ciascun impiego: in pratica per determinare il capitale assorbito da ogni attività (da ogni prestito erogato dalle banche) dovranno essere utilizzato un coefficiente di ponderazione commisurato al rischio ed il Comitato propone di basare queste ponderazioni su valutazioni esterne della qualità creditizia (rating esterni, da Moody's ecc.).
Queste ponderazioni consentiranno di ridurre gli accantonamenti di capitale per gli impieghi verso le aziende con rating molto buoni (AAA, AA, A, ecc.) e di maggiorare gli accantonamenti a fronte di impieghi verso le imprese con i rating peggiori (CCC, D, ecc.) mentre per gli impieghi verso aziende con rating medi e verso aziende senza rating la ponderazione sarà neutrale (100%).

E' evidente che, considerato il limitatissimo numero di aziende italiane che dispongono di un rating esterno, di fatto questo approccio non porterà particolari benefici alle banche, lasciandole praticamente nella situazione attuale.

Quanto ai metodi IRB, "Internal Rating Based" cioè basati sui rating interni, senza entrare nel merito delle differenze tra metodi IRB di base ed avanzati, va osservato che l'adozione dell'approccio più avanzato (cd. Advanced Approach) dovrebbe consentire i più rilevanti vantaggi sul piano regolamentare ed operativo, nonché i maggiori benefici patrimoniali, a fronte di una maggior complessità operativa, quindi a maggiori costi di implementazione.
In realtà, sulle scelte delle singole banche è stato determinante il ruolo di Banca d'Italia, che ha spinto tutti i grandi gruppi bancari italiani all'adozione degli approcci basati sui modelli interni . Così mentre i maggiori istituti hanno puntato da subito al "terzo livello" (IRB Advanced) le altre banche perseguiranno l'obiettivo di allinearsi, anche gradatamente nel tempo, almeno al secondo livello.

Alla vigilia dell'entrata in vigore di Basilea 2 (1° gennaio 2007) ci si attende che ancora molte piccole banche sceglieranno l'approccio standard, di più facile e meno costosa implementazione, anche se molte si stanno comunque dotando di strumenti informatici e procedure interne più sofisticate per valutare la qualità creditizia delle imprese loro clienti.

Vediamo più da vicino cosa sono i metodi IRB. Qui occorre osservare che il Comitato di Basilea ha fornito soprattutto un quadro di riferimento, non regole dettagliate. Ogni banca ha potuto quindi implementare un metodo di calcolo del rating interno secondo la propria cultura e sensibilità (pur nel soddisfacimento di alcuni requisiti minimi posti dall'accordo e verificati da banca d'Italia). Il risultato è che il modello di rating della Banca A potrà differire anche significativamente da quello adottato dalla Banca B. Ciò sia con riferimento agli elementi considerati che al peso attribuito a ciascuno di essi.
I metodi IRB possono essere definiti (il corsivo è di G.Torriero dell'ABI) un “insieme strutturato e documentabile di metodologie e processi organizzativi che permettono la classificazione su scala ordinale del merito di credito di un soggetto e che quindi consentono la ripartizione di tutta la clientela in classi differenziate di rischiosità, a cui corrispondono cioè diverse probabilità di insolvenza”.
Quindi le imprese saranno valutate, con riferimento alla rischiosità, cioè alla probabilità di insolvenza, sulla base di una scala ordinale di merito e attraverso l'utilizzo di metodologie e di processi organizzativi adatti (e approvati da Banca d'Italia, come dicevo sopra).
Secondo le indicazioni previste dall'Accordo, per poter utilizzare i metodi IRB le banche dovranno dimostrare di avere adottato l'uso interno dei modelli da almeno tre anni. Per questo già da diversi anni i maggiori istituti si sono impegnati nella definizione dei propri modelli e delle proprie metodologie di rating .

Segnalata quindi l'ampia discrezionalità di cui godranno le banche per definire i propri metodi IRB, resta da chiedersi quali elementi di valutazione utilizzeranno in concreto le banche. Possiamo identificare diverse classi di elementi:
caratteristiche proprie dell'azienda cliente: capacità storica e futura di generare liquidità, struttura patrimoniale, flessibilità finanziaria, qualità dei ricavi, qualità e tempestività delle informazioni, management, posizione nel settore...
caratteristiche e andamento del settore in cui opera l'azienda; si tratta di informazioni legate al settore, al mercato in generale e al mercato locale;
andamento del rapporto banca / azienda; si tratta di tutti quegli elementi che la banca può desumere dal rapporto storico con il cliente (utilizzo degli affidamenti, sconfini, insoluti, ecc.);
• andamento del rapporto azienda / sistema bancario, tipicamente dati desumibili dalla Centrale dei Rischi e da strumenti analoghi.

Come si vede le imprese hanno molti elementi su cui lavorare per evitare di giungere impreparate all'appuntamento con il rating. Non solo dovranno adoperarsi per migliorare la propria struttura finanziaria e patrimoniale, ma anche la quantità, la qualità e la tempestività delle informazioni fornite ai finanziatori esterni.

09 settembre 2006

Il contenuto del libro

Al fine di guidare l'imprenditore o il consulente ad operare le scelte corrette, il libro analizza una serie di argomenti fondamentali per comprendere come l'accordo modificherà (e in parte ha già modificato) l'operatività delle banche ed il rapporto banca / impresa.
I principali argomenti oggetto di approfondimento sono i seguenti.
Il contesto. Capire il contesto in cui nasce Basilea 2 è fondamentale per non confondere cause ed effetti di complessi fenomeni concorrenti. Due considerazioni. Primo: il nuovo accordo di Basilea vede la luce in un momento particolarmente delicato di evoluzione del nostro sistema produttivo, in cui le piccole imprese avrebbero bisogno di sostegni importanti, anche finanziari, che le banche difficilmente possono fornire. Secondo: il mutare del rapporto banca impresa, percepito da molte piccole imprese come un forte irrigidimento della controparte, non è esclusivamente e forse neppure principalmente una conseguenza di Basilea 2, i cui effetti complessivi potranno essere valutati solo tra qualche anno, dopo la sua effettiva entrata in vigore, ma è in larga misura frutto delle trasformazioni di enorme portata che da due decenni caratterizzano il settore bancario.
Il contenuto dell'accordo. Conoscere lo schema normativo previsto dal Comitato di Basilea evita di cadere nei tanti errori di chi ne parla solo per sentito dire...
Il Rating. Significato di "rating". Rating esterni e rating interni. Previsioni dell'accordo rispetto alle metodologie di determinazione del rating. Autonomia degli istituti di credito nella definizione delle procedure di attribuzione del rating.
Profili aziendali oggetto di analisi. Quali sono gli aspetti "oggettivi" di un'impresa che vengono valutati dalla banche in fase di attribuzione del rating? Pur tenendo conto dell'autonomia che ogni istituto mantiene, è evidente che gli aspetti indagati e valutati sono largamente coincidenti e conoscerli è di fondamentale importanza per capire come si è valutati.
Strategie per migliorare. Migliorare il proprio rating si può. Per prima cosa occorre capire quali fattori influenzano il rating attuale, quali sono le criticità che affliggono l'immagine, la valutazione, dell'impresa. Individuate le criticità è spesso facile identificare percorsi di miglioramento più o meno agevoli, più o meno costosi. Ma spesso si tratta di miglioramenti che non sono sterili, non sono fini a se stessi, ma mentre migliorano il profilo di rischio dell'impresa possono spesso migliorare anche la sua performance economica. L'imprenditore deve prendere atto che con Basilea 2 la finanza aziendale deve essere gestita con la stessa attenzione con cui vengono trattate altre aree quali la produzione o il marketing. E la finanza aziendale può divenire una nuova leva competitiva per l'impresa.
Case history. Vengono riportate due storie (vere, anche se i riferimenti sono ovviamente di fantasia) per illustrare alcuni errori abbastanza comuni ma oggi da evitare assolutamente.
Il software di autovalutazione allegato. Per concludere, il libro illustra il funzionamento del software di autovalutazione "e-Bridge Rating Basilea 2" di Buffetti che permette con facilità di misurare il merito creditizio dell'impresa (il rating) e di individuare le criticità dell'impresa.

01 settembre 2006

La direttiva Europea che recepisce Basilea 2

Link ai documenti comunitari su Basilea 2 e in particolare alla Direttiva sui Requisiti di Capitale, comprendente le direttive 2006/48/EC e 2006/49/EC del 14 giugno 2006 (pagina in inglese, testi delle direttive in italiano).

Il comitato di Basilea e il testo dell'accordo

Bis Banca dei Regolamenti Internazionali, (Bank for International Settlements), presso la quale ha sede il Comitato di Basilea.

Pagine del Comitato di Basilea (presso il sito della Banca dei regolamenti internazionali).

Pagina sul Nuovo Accordo di Basilea (Basilea 2) sul sito della Banca dei Regolamenti Internazionali, sezione del Comitato di Basilea.


La Banca Centrale Europea

Ecblogo European Central Bank, Banca Centrale Europea

Banca d'Italia

Bi_1 Il sito della banca d'Italia.

Il sito dell'ABI

Abi

Il sito dell'ABI, Associazione Bancaria Italiana.

Resta in contatto

  • Se utilizzi un newsreader, iscriviti al feed, viceversa puoi ricevere ogni nuovo articolo qui pubblicato lasciando il tuo indirizzo e-mail nel box più sotto

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

L'autore