Rispondo volentieri ad una gentile lettrice che contesta l'eccessiva enfasi che a suo avviso si sta da molte parti ponendo, in un'ottica di Basilea 2, sull'importanza della capitalizzazione, dei "mezzi propri".
Confermo la sua sensazione, la capitalizzazione sarà un parametro importante nella valutazione del merito creditizio. Ma non ne sia turbata. La lingua batte dove il dente duole...
Nella valutazione dei dati quantitativi, dei dati di bilancio, non si può prescindere dalla capitalizzazione o, se preferisce vedere le cose da un altro punto di vista, dall'indebitamento. Così come non si può prescindere dalla redditività.
Se il bilancio riporta nello stato patrimoniale un capitale sociale pari al minimo legale e chiude il conto economico con un reddito netto nullo o quasi, l'imprenditore non potrà stupirsi di essere penalizzato dalle regole di Basilea 2.
Ma non ho scelto di commentare la sua mail per cercare di dimostrarle come da un punto di vista teorico (e pratico) ci sia un inevitabile forte legame tra mezzi propri e redditività, tra mezzi propri e solvibilità. Di discorsi teorici ne faccio tanti nella mia Guida a Basilea 2 e ne sto preparando molti nei contributi che riprenderò a pubblicare su questo blog, nella sezione "Verso Basilea 2" dopo le festività.
Cercherò viceversa di convincerla del valore dei mezzi propri portando la testimonianza di due casi aziendali che ho toccato con mano, due imprese che ho potuto conoscere ed apprezzare nel corso delle mie (purtroppo ormai non brevi) esperienze professionali.
Si tratta di due imprese situate nel nord Italia (una all'est ed una all'ovest) che ho conosciuto qualche anno fa, quando ancora si ragionava in lire. Un'impresa commercializzava viti e bulloni, l'altra è una torrefazione. Settori assolutamente tradizionali, mi sembra. Le dimensioni aziendali erano simili, il fatturato oscillava per entrambe le imprese tra i 5 e i 6 miliardi di vecchie lire. Entrambe le imprese erano molto ben capitalizzate: un paio di miliardi tra capitale e riserve. Entrambe le imprese, con questa dotazione di mezzi propri NON utilizzavano finanziamenti bancari, i conti bancari erano pressoché costantemente in attivo, tanto che il conto economico contava modesti interessi attivi e presentava interessi passivi nulli o irrisori. Il conto economico era estremamente interessante, perchè permetteva di cogliere il risultato della forza finanziaria delle due imprese: il socio amministratore di ciascuna percepiva un compenso di circa cinquecento milioni annui. L'utile prima delle imposte era di circa un miliardo, il 20% circa del fatturato, (cinquecento milioni circa quello netto).
Ho seguito la prima impresa per cinque anni, osservando sempre gli stessi risultati; l'altra l'ho seguita per un anno, ma le garantisco che anche bilanci precedenti erano allineati. Ho rivisto infine i loro bilanci del 2005: anche in euro mostravano la stessa redditività.
Nel panorama delle piccole imprese questi dati sono un'anomalia, ma testimoniano il valore e l'importanza di fare impresa con i propri mezzi. Le due imprese operano, come rilevato, in settori assolutamente tradizionali, e non fondano il loro successo sull'innovazione o su strane ricette manageriali, ma, viceversa, proprio sull'indipendenza finanziaria, che consente alla bulloneria di fare il magazzino per i propri clienti e di servirli "just in time" ed alla torrefazione di "finanziare" i propri clienti lasciando in comodato le macchine per il caffè, in cambio, ovviamente, dell'utilizzo delle proprie miscele. Queste politiche commerciali non sono perseguibili dai loro concorrenti, che finanziano più o meno largamente l'impresa con capitale bancario, perchè sarebbe troppo oneroso.
Spero che queste mia testimonianza possa valere a convincerla che enfatizzare l'importanza dei mezzi propri non è una moda portata da Basilea 2, ma un messaggio corretto da un punto di vista economico-gestionale, anche laddove possa apparire eccessivo.
Certo, come dicevo in apertura, il dente batte dove il dente duole: conosco troppi imprenditori che si sono sentiti chiedere sforzi per ricapitalizzare l'impresa quando non possiedono i mezzi per farlo. Ma in questo caso è importante individuare e perseguire percorsi di rafforzamento alternativi e graduali che passano per l'autofinanziamento e per l'utilizzo di strumenti quali il prestito partecipativo.

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