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20 dicembre 2006

Basilea 2 ai nastri di partenza: precisazioni

Foto_senatoIeri (19 dicembre) il Senato ha approvato (con modifiche) il testo della legge comunitaria 2006 che delega il Governo a recepire le direttive comunitarie (2006/48/CE e 2006/49/CE) che dettano la nuova disciplina sull'adeguatezza patrimoniale delle banche, recependo il quadro normativo messo a punto nel giugno 2004 dal Comitato di Basilea (Basilea 2). Il disegno di legge ieri approvato dal Senato, a causa delle modifiche  introdotte torna ora alla Camera, dove il testo precedente era stato approvato a settembre...
La complessità del nuovo accordo e il rilevante impegno richiesto alle banche per la sua attuazione non sono inferiori alla complessità dell'iter legislativo necessario per recepire l'accordo stesso nell'ordinamento dei singoli paesi.
Tutto pronto quindi? Sì, tutto pronto per affrontare nel corso del 2007 l'ultimo sforzo di adeguamento di leggi, regolamenti e procedure e di verifiche pratiche sul campo, sforzo necessario per garantire che concretamente dal 1° gennaio 2008 tutte le banche possano adottare il nuovo metodo di calcolo dei requisiti patrimoniali previsto da Basilea 2.
Infatti tutti i maggiori gruppi bancari italiani hanno optato per il metodo di rating interno avanzato,  metodo per il quale il Comitato di Basilea assegnava come data di applicazione il 1° gennaio 2008. Le altre banche sembrano orientate ad avvalersi della facoltà loro riconosciuta dalla direttiva comunitaria di continuare nel corso del 2007 a calcolare i requisiti patrimoniali con le vecchie regole.
La stessa Banca d'Italia, nell'ultimo documento consultivo di novembre (sul secondo pilastro di Basilea 2) sembra prendere atto del fatto che tutte le banche italiane si avvarranno di tale facoltà.
E le imprese? Si stanno preparando? Si prepareranno nel corso del 2007? E' straordinariamente importante che lo facciano, ma l'atteggiamento di molte di esse (soprattuto di quelle di minori dimensioni) mi ricorda una barzelletta del compianto Gino Bramieri. Raccontava di un tizio che scivolava dal tetto di un grattacielo di 100 piani e arrivato a 10 metri dal suolo diceva: "Bé, fino a questo momento mi è andata bene"...
Preparatevi, gente, preparatevi! E per gli auguri vi rimando a questo post: AUGURI!!!

Auguri e presentazioni multimediali

Ecco "The Miniature World": se potessimo ridurre la popolazione del mondo a 100 persone, mantenendo le proporzioni che abbiamo oggi, otterremmo qualcosa di questo tipo... (clicca sulla freccia al centro dell'immagine e, se hai un pc multimediale, accendi prima le casse)

In questa NUOVA sezione del blog vorrei proporre delle note "fuori tema".
L'occasione per questo primo post mi è data dall'opportunità e dal desiderio di farvi i migliori auguri per le festività ormai alle porte.
Prossimamente vorrei sviluppare (ma ne avrò mai il tempo?) qualche riflessione su argomenti che mi hanno da sempre molto intrigato, quali il marketing (ed in particolare il web marketing), la comunicazione ed altro ancora.

Il tema di questo post, appena abbozzato, è quello delle presentazioni. Ho seguito (e partecipato) in questi ultimi anni a decine di eventi su "Basilea 2" (conferenze, seminari, ecc. ecc.): ebbene, la maggior parte delle presentazioni (...comprese le mie) erano veramente penose. Non mi riferisco ai contenuti, spesso assai interessanti, ma alla qualità della presentazione, della comunicazione. PowerPoint è uno strumento straordinario, perchè vogliamo ridurlo a un'orrenda ripetizione testuale di quanto vogliamo dire al nostro pubblico?

In attesa di riprendere l'argomento in modo più organico, oggi ho voluto semplicemente mostrarvi lo straordinario impatto che può avere una  presentazione multimediale (l'avete vista fino alla fine?) che utilizza grandi immagini con del testo all'interno. Immaginate di essere lo speaker che parla davanti a queste immagini proiettate alle vostre spalle. Immaginate il diverso impatto che avrebbero slide di solo testo, tanto testo, che ripete le stesse cose che voi state dicendo...

Naturalmente... ho scelto questa presentazione non solo per la sua efficacia, ma anche per il suo contenuto che mi sembra offra buoni spunti di riflessione in vista del Natale (ridotto ormai a babbo natale) ed anche in vista dei bilanci personali che si fanno a fine d'anno, il 2006 è stato uno degli anni più "lamentosi" che io ricordi, tutti si lamentano di tutto: spero che queste immagini ci aiutino a riflettere sulla vera portata delle nostre sfortune, più presunte che reali...

Buon Natale e i migliori auguri per un felice 2007 a tutti.

13 dicembre 2006

Basilea 2 e i mezzi propri

CapitalizzazioneRispondo volentieri ad una gentile lettrice che contesta l'eccessiva enfasi che a suo avviso si sta da molte parti ponendo, in un'ottica di Basilea 2, sull'importanza della capitalizzazione, dei "mezzi propri".
Confermo la sua sensazione, la capitalizzazione sarà un parametro importante nella valutazione del merito creditizio. Ma non ne sia turbata. La lingua batte dove il dente duole...
Nella valutazione dei dati quantitativi, dei dati di bilancio, non si può prescindere dalla capitalizzazione o, se preferisce vedere le cose da un altro punto di vista, dall'indebitamento. Così come non si può prescindere dalla redditività.
Se il bilancio riporta nello stato patrimoniale un capitale sociale pari al minimo legale e chiude il conto economico con un reddito netto nullo o quasi, l'imprenditore non potrà stupirsi di essere penalizzato dalle regole di Basilea 2.

Ma non ho scelto di commentare la sua mail per cercare di dimostrarle come da un punto di vista teorico (e pratico) ci sia un inevitabile forte legame tra mezzi propri e redditività, tra mezzi propri e solvibilità. Di discorsi teorici ne faccio tanti nella mia Guida a Basilea 2 e ne sto preparando molti nei contributi che riprenderò a pubblicare su questo blog, nella sezione "Verso Basilea 2" dopo le festività.
Cercherò viceversa di convincerla del valore dei mezzi propri portando la testimonianza di due casi aziendali che ho toccato con mano, due imprese che ho potuto conoscere ed apprezzare nel corso delle mie (purtroppo ormai non brevi) esperienze professionali.
Si tratta di due imprese situate nel nord Italia (una all'est ed una all'ovest) che ho conosciuto qualche anno fa, quando ancora si ragionava in lire. Un'impresa commercializzava viti e bulloni, l'altra è una torrefazione. Settori assolutamente tradizionali, mi sembra. Le dimensioni aziendali erano simili, il fatturato oscillava per entrambe le imprese tra i 5 e i 6 miliardi di vecchie lire.  Entrambe le imprese  erano molto ben capitalizzate: un paio di miliardi  tra capitale e riserve. Entrambe le imprese, con questa dotazione di mezzi propri NON utilizzavano finanziamenti bancari, i conti bancari erano pressoché costantemente in attivo, tanto che il conto economico contava modesti interessi attivi e presentava interessi passivi nulli o irrisori. Il conto economico era estremamente interessante, perchè permetteva di cogliere il risultato della forza finanziaria delle due imprese: il socio amministratore di ciascuna percepiva un compenso di circa cinquecento milioni annui. L'utile prima delle imposte era di circa un miliardo, il 20% circa del fatturato, (cinquecento milioni circa quello netto).
Ho seguito la prima impresa per cinque anni, osservando sempre gli stessi risultati; l'altra l'ho seguita per un anno, ma le garantisco che anche bilanci precedenti erano allineati. Ho rivisto infine i loro bilanci del 2005: anche in euro mostravano la stessa redditività.
Nel panorama delle piccole imprese questi dati sono un'anomalia, ma testimoniano il valore e l'importanza di fare impresa con i propri mezzi. Le due imprese operano, come rilevato, in settori assolutamente tradizionali, e non fondano il loro successo sull'innovazione o su strane ricette manageriali, ma, viceversa, proprio sull'indipendenza finanziaria, che consente alla bulloneria di fare il magazzino per i propri clienti e di servirli "just in time" ed alla torrefazione di "finanziare" i propri clienti lasciando in comodato le macchine per il caffè, in cambio, ovviamente,  dell'utilizzo delle proprie miscele. Queste politiche commerciali  non sono perseguibili dai loro concorrenti, che  finanziano più o meno largamente l'impresa con capitale bancario, perchè sarebbe troppo oneroso.

Spero che queste mia testimonianza possa valere a convincerla che enfatizzare l'importanza dei mezzi propri non è una moda portata da Basilea 2, ma un messaggio corretto da un punto di vista economico-gestionale, anche laddove possa apparire eccessivo.

Certo, come dicevo in apertura, il dente batte dove il dente duole: conosco troppi imprenditori che si sono sentiti chiedere sforzi per ricapitalizzare l'impresa quando non possiedono i mezzi per farlo. Ma in questo caso è importante individuare e perseguire percorsi di rafforzamento alternativi e graduali che passano per l'autofinanziamento e per l'utilizzo di strumenti quali il prestito partecipativo.

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