Basilea 2: il “grande giorno” è arrivato, dopo
la “falsa partenza” dello scorso anno, ma come per un matrimonio nato male, se
gli invitati non sono ancora pronti (le imprese), non lo sono neanche gli
“sposi”: le banche.
Banca d’Italia non ha infatti ancora rilasciato alcuna autorizzazione alle grandi banche italiane per utilizzare i sistemi di internal rating “avanzati”. L’adozione di modelli omogenei all’interno dei grandi gruppi è infatti stata frenata dal succedersi delle fusioni che nel corso degli ultimi mesi hanno nuovamente ridisegnato la fisionomia del sistema creditizio italiano. Si parte quindi con il metodo standardizzato, valgono solo i rating delle agenzie interne: una realtà per una modestissima minoranza di grandi imprese; per i prestiti a tutte le altre valgono criteri fissi di assorbimento patrimoniale, (come in Basilea 1, semplificando, l’8%).
Ancora, quindi non si manifestano gli eventuali effetti dei
nuovi meccanismi, effetti che dipenderanno non tanto dalle regole poste da
Basilea 2, quanto dalle concrete politiche creditizie di ogni istituto, a loro
volte influenza dal capitale disponibile (mezzi propri, da non confondere con
la raccolta) e propensione al rischio.
Basilea 2, infatti determina quale
sarà l’assorbimento di capitale a fronte di un determinato livello di rischio
(determinato con il sistema di rating): quanto credito erogare, poi dipende
dalla singola banca, in funzione dei parametri appena esposti.
Prepariamoci dunque ad un’introduzione graduale dei sistemi di rating avanzati. Solo tra qualche mese potremo quindi vedere quali politiche creditizie concretamente adotteranno le maggiori banche italiane (e quali effetti avranno sul sistema imprenditoriale del nostro paese).

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