Qualche lettore mi ha chiesto ripetutamente nel corso del 2009 perché non riportavo o commentavo tutte le critiche che venivano via via mosse a Basilea 2.
Povera normativa, quella di Basilea 2. Nel 2009 gli hanno sparato addosso TUTTI. Proprio tutti, non solo le imprese e le loro associazioni, ma anche i Ministri, persino i Governatori…
Nell’anno appena trascorso c’è stato tutto un fiorire di discorsi sull’argomento “Basilea 2”, e di richieste di intervento, del tipo “chiediamo la moratoria di due anni per Basilea 2”, oppure “sospendiamo Basilea 2” e così via. Discorsi e richieste che spesso dimostravano anche una consistente ignoranza di ciò di cui si stava parlando. Non è che voglia fare il primo della classe, ma certe sparate erano veramente follia!
Certo, la banca diceva all’impresa “non ti concedo il fido perché hai un rating basso”, o “non ti concedo il fido perché sei fuori dai parametri di Basilea 2” e quindi le associazioni di imprenditori dicevano “basta Basilea 2”, “c’è la crisi, piantiamola con questa sceneggiata dei rating”. E’ comprensibile.
Spero che non sia sfuggito a nessuno, d’altra parte, che la preoccupazione dei Governatori delle Banche Centrali, a cominciare dal nostro Mario Draghi, erano di segno opposto: le loro riserve su Basilea 2 derivavano dal fatto che l’obiettivo della normativa era quello di assicurare la stabilità del sistema creditizio, e la crisi del sistema è viceversa avvenuta nonostante Basilea 2. Se proprio si preoccupavano per le imprese era solo per il discorso della "prociclicità" (vedi sotto).
Tutti hanno detto che Basilea 2 è da riscrivere, o da correggere, ma quindi con punti di vista ben differenti. Vorrei solo far presente che alla fine Basilea 2 verrà riscritta (o corretta) da Draghi, non dalla Marcegaglia…
Attendiamoci quindi che la futura “normativa sui requisiti patrimoniali delle banche” (Basilea3 ?) sarà più restrittiva, porrà maggiori paletti e vincoli alle banche e questo non si tradurrà, ovviamente, in credito più facile per le imprese.
Opportunamente verrà affrontato il nodo degli effetti prociclici di Basilea 2, che consistono nel fatto che la normativa attuale induce una restrizione del credito in fase di recessione (acuendo la crisi, effetto evidentissimo nei mesi scorsi) e che induce al contrario un’eccessiva espansione del credito durante le fasi di forte crescita economica (portando le banche ad assumere rischi eccessivi).
D’altra parte le criticità di Basilea 2 erano note: potenziale inaffidabilità (/ situazioni di conflitto di interessi) delle società di rating indipendenti (?!), prociclicità della normativa, timori per le piccole imprese (inadeguatezza dei sistemi di rating interni a valutare le pmi?).
Ecco perché lo scorso anno non ho parlato di chi sottolineava queste problematiche: perché sono un po’ stufo, ne parlo da quando ho iniziato ad occuparmi di Basilea 2. Il “mio” basilea2.com è nato nel 2002, la mia guida è stata pubblicata da Buffetti nel 2006: fin dall'inizio facevo parte del drappello che diceva queste cose e “predicavo” alle imprese di prepararsi a Basilea2. Quando lo scorso anno il drappello è diventato un fiume in piena non sentivo la necessità di unire la mia voce a quella del coro (anche perché non condividevo molte delle tante sciocchezze sentite e lette).
Se avessi la voce di Riccardo Cocciante, potrei cantare “era già tutto previsto…”!
Aggiungo solo che a distanza di 7/8 anni, e dopo aver visto in azione i sistemi di rating sviluppati dalle banche, si sono concretizzati anche i peggiori timori che avevo fin dall’inizio:
1) i sistemi semplificati utilizzati per valutare le imprese minori sono dei tritatutto che elaborano in modo automatico “bilancio-andamentale-centrale rischi” e sparano risultati spesso veramente inaffidabili: sono (come ho sempre temuto) una vera iattura per le p.m.i.;
2) la stragrande maggioranza delle piccole imprese non si è preparata a Basilea 2, sprecando gli anni in cui avrebbe potuto, anzi dovuto, imparare a gestire in modo nuovo i rapporti con la banca, sistemando i propri conti, adeguando i fidi e dimenticando una serie di comportamenti normali e tollerati fino a qualche anno fa ma pericolosissimi ora (andare fuori fido, inondare i fornitori di posdatati, emettere ricevute di comodo, ecc. ecc.). Poche p.m.i hanno fatto questo salto culturale (non solo…) e molte si sono già scottate le dita, accedendo al credito con difficoltà e in modo oltremodo oneroso.
Riguardo al punto 1), mi sembra che non sia stato debitamente preso in considerazione l’assunto fondamentale dell’analisi di bilancio: “garbage in garbage out” che potremmo tradurre in “se i dati forniti al sistema sono immondizia, il risultato sarà spazzatura”…
Approfondirò il mio punto di vista su questo argomento in un prossimo post.
Relativamente al punto 2) ribadisco che preparare l’impresa a Basilea 2 (è la ragione stessa di questo blog, vedi il post di 3 anni fa prepararsi a basilea 2) non solo era facile, ma mooolto opportuno.
Purtroppo i nostri imprenditori fanno le cose solo se c’è un obbligo di legge (vedi la normativa per la privacy, lì tutti hanno come minimo comprato un software per mettersi in regola, almeno formalmente), salvo poi chiedere proroghe o moratorie.
Eppure prepararsi era semplice. Sintetizzando discorsi già fatti (e semplificando molto), bastava…:
- analizzare il proprio punto di partenza: fare un’analisi di bilancio con un software dedicato, oppure fare vedere i propri conti ad un consulente specializzato: vedere i propri conti con l’occhio della banca, o meglio con quello dei sistemi tritatutto di cui sopra;
- pianificare le operazioni per mettere le cose a posto (se il capitale era scarso c’erano anni per accrescerlo…);
- verificare la regolarità dell’andamento del rapporto con ciascuna banca, individuandone le eventuali anomalie e cercando di capirne l’origine (se gestire la tesoreria a mano crea problemi si compra un software dedicato, se il problema è che si sconfina perché i fidi sono insufficienti si cerca di adeguarli, se è mancata la pianificazione delle esigenze finanziarie, si impara a pianificare, vedi prossimo punto, e così via);
- se le esigenze non sono proprio banali, occorre attivare un’attenta pianificazione finanziaria. Non basta più fare solo il budget delle vendite, o il conto economico previsionale. Non basta capire se e quanto guadagnerò o perderò, bisogna capire di che risorse finanziarie avrò bisogno, per far questo bisogna arrivare a redigere uno stato patrimoniale preventivo, e quindi mensilizzare le esigenze di cassa; verificate le esigenze, si possono per tempo ricercare le risorse che saranno necessarie anche tra più mesi (o più anni, dipende dall’orizzonte temporale prescelto, che deve essere adeguato rispetto al tipo di attività);
- infine è necessario gestire il rapporto con le banche, gestire la propria immagine, gestire il flusso di informazioni, con periodicità e professionalità, come si farebbe nei confronti del socio più importante. Non puoi farti vedere dalla banca solo quando hai bisogno di fidi.
Chi ha seguito questi consigli, oggi ha buoni riscontri dai tritatutto di Basilea 2 e ottiene fidi (se e quando servono) a costi accettabili.
Bisognava fare un salto culturale: prima l’imprenditore si interessava al bilancio solo per il discorso fiscale, per il resto gli interessava solo conoscere due numeri: il fatturato e l’utile. Le esigenze finanziarie venivano “rincorse”, facendo visita al direttore di banca per chiedere un bel “fuori fido” quando servivano più soldi. Oggi non è più possibile gestire l’impresa a questo modo. E’ archeologia industriale.
Ora attendiamo Basilea 3 (o come si chiamerà…). Che porrà nuovi vincoli alle banche. Per evitare che si verifichi un nuovo 2008. Perché la solidità del sistema finanziario è un bene per tutti, lo abbiamo ben capito bene.
Attenzione: temo che i tritatutto non cambieranno. Anzi. Meditate gente, meditate.

Basilea 2 è stata una grande occasione (purtroppo mancata!) per le PMI per "cambiare pelle". A mio parere la normativa è stata malamente comunicata con troppe complicazioni! Un messaggio più razionale, semplificato ed operativo, da parte di tutti i player (Banche, Associazioni di Categoria, Amministrazione Pubblica), avrebbe messo nelle condizioni le PMI di affrontare con maggiori strumenti questo pesante momento economico.
R. Giorgio DI GIACOMO / Venezia
Scritto da: R. Giorgio DI GIACOMO - Venezia | 26 gennaio 2010 a 17:59
Concordo soprattutto sul fatto che sia stata unoccasione mancata. I messaggi alle imprese sono stati dati, seppur in modo poco coerente, ma sembra che limprenditore italiano sia attento solo agli obblighi di legge.
E le occasioni perse si sprecano anche da un punto di vista civilistico / fiscale: per esempio, il 5 febbraio p.v. si chiude la possibilità di detrarre fiscalmente il 3 per cento annuo (per cinque anni, quindi vale il 15) degli aumenti di capitale (compresa la rinuncia ai finanziamenti soci): quanti ne hanno approfittato? Poca cosa è vero, ma meglio di niente.
E che dire delle opportunità di rivalutazione degli immobili offerte dal D.L.185/2008?? Le imprese proprietarie di immobili potevano portato a riserva le rivalutazioni anche solo civilisticamente (quindi a costo zero). Unoperazione indolore in grado di far emergere valori nascosti e di migliorare quindi i ratios delle tante imprese sottocapitalizzate nostrane. Quante imprese ne hanno approfittato? Lasciamo perdere...
Scritto da: Domenico Golonia | 26 gennaio 2010 a 18:25