Non mi fraintendete! Non voglio fare un sondaggio sull’opportunità di mandare i bancari in miniera, ho troppi amici che lavorano in banca e non voglio perdere la loro amicizia...
L’affermazione nel titolo è solo la risposta fornita da un imprenditore ad un sondaggio online. Per la precisione:
Domanda: Se potesse inviare un messaggio ai responsabili degli istituti di credito, o ai loro controllori istituzionali, cosa vorrebbe dir loro?
Risposta di un imprenditore: per il ministro: creare una banca di proprietà dello stato; per i bancari: andate a lavorare in miniera.
La domanda era l’ultima rivolta ai partecipanti del sondaggio online (Le imprese di fronte alle banche tra crisi e Basilea 2) proposto ai propri utenti da www.basilea2.com (sito dell’Osservatorio su Basilea 2 costituito da Euroimpresa Consulting).
Tra le risposte che ho letto, quella sopra riportata è quella che più mi ha colpito perché, nella sua crudezza, riassume in modo sintetico e significativo il livore, l’insofferenza, l’astio che una parte consistente del mondo della piccola impresa nutre per il nostro sistema bancario.
L’insieme dei commenti lasciati dagli imprenditori che hanno partecipato al sondaggio è infatti totalmente in sintonia con tale risposta, e inoltre spiega ampiamente le motivazioni di questo stato d’animo.
Tali commenti tra l'altro rimproverano al sistema bancario:
- di aver scaricato sulle imprese il costo della crisi, crisi causata per di più dal sistema bancario stesso,
- di aver preso i soldi dello stato e averli utilizzati per coprire le proprie magagne e non per aumentare il credito verso le imprese,
- di aver mantenuto tassi di interessi elevati, a volte al limite dell’usura nonostante la caduta dei tassi di riferimento (e di avere introdotto o aumentati altri oneri e costi aggiuntivi),
- di aver favorito poche imprese (grandi) legate in molti modi a doppio filo con il sistema bancario stesso lasciando senza risorse le imprese più piccole e ”fuori dal giro”…
E’ sintomatico che sia lo stesso mondo imprenditoriale, che ha (o dovrebbe avere) come massimo valore il libero mercato, a richiedere una “banca di Stato”.
In realtà la crisi ha evidenziato un problema rilevante: la sostanziale incapacità dello stato di controllare l’erogazione del credito, principio talmente basilare da essere sancito persino dalla Costituzione (articolo 47: “la Repubblica… … disciplina coordina e controlla l’esercizio del credito”). Abbiamo assistito infatti al varo di provvedimenti (i Tremonti bond) che avrebbero dovuto consentire alle banche di erogare maggior credito alle imprese (in virtù del moltiplicatore) ma molte banche non li hanno sottoscritti, giudicandoli troppo cari, o per motivi di immagine, compromettendo l'esito del provvedimento stesso.
Le banche centrali hanno favorito e spinto per anni la concentrazione bancaria (per rafforzare il sistema, per consentire agli istituti di poter competere sui mercati globali) ed ora scoprono di aver creato dei mostri fuori controllo e pericolosissimi.
Fuori controllo perché essendo società private sono libere di fare le loro scelte gestionali secondo logiche di mercato, vedi la mancata sottoscrizione dei bond di cui sopra nonché la polemica (non solo e non tanto italiana, perla verità) sui bonus dei manager bancari.
Pericolosissimi, perché in caso di difficoltà nessuno stato può permettersi di lasciarli fallire e quindi è “obbligato” ad intervenire. Interventi tra l’altro straordinariamente difficili, viste le dimensioni degli istituti rapportati a quelli dei bilanci statali (a puro titolo di esempio si vedano le preoccupazioni dello stato elvetico per Ubs).
La crisi ha messo a nudo la straordinaria fragilità del sistema, a livello internazionale, ma, passata la crisi, temo che tutto continuerà come prima. Anzi, mi sembra di poter dire che tutto stia già continuando come prima.
Spero tuttavia che a tutti resti la consapevolezza che lo Stato, che gli Stati, possano e debbano poter fare qualcosa di più nel controllo del credito e degli istituti di credito. Qualcosa di più di ciò che consente la “moral suasion”, che vorrei chiarire, non è neppure la politica del bastone e della carota, ma solo la politica della carota, come ha evidenziato la crisi.



Ieri (19 dicembre) il Senato ha approvato (con modifiche) il testo della legge comunitaria 2006 che delega il Governo a recepire le direttive comunitarie (2006/48/CE e 2006/49/CE) che dettano la nuova disciplina sull'adeguatezza patrimoniale delle banche, recependo il quadro normativo messo a punto nel giugno 2004 dal Comitato di Basilea (Basilea 2). Il disegno di legge ieri approvato dal Senato, a causa delle modifiche introdotte torna ora alla Camera, dove il testo precedente era stato approvato a settembre...