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05 febbraio 2008

I costi di un mutuo: allungarne la durata, chi ci guadagna?

Mutuo, ma quanto mi costi?! Scarica il foglio di excel Mutui per saperlo.
Ritorno sull'argomento dei mutui, già toccato in un post precedente (Tasso fisso, tasso variabile) per i notevoli ritorni avuti in termini di commenti e soprattutto di mail. Evidentemente l'argomento interessa molto.
L'occasione mi è data da una recente trasmissione, in onda su radio24 giovedì 31/01, in cui il responsabile marketing retail del secondo gruppo bancario italiano riferiva che alle filiali della banca era stato dato un input preciso: massima flessibilità nella rinegoziazione dei mutui (per riascoltare la trasmissione clicca qui). In pratica la banca accetterà allungamenti della durata dei mutui (fino a 10 anni) e accetterà di cambiare il tipo di tasso, passando da tasso variabile a tasso fisso.
Ribadisco tutte le perplessità già espresse nel precedente post sulla convenienza di trasformare oggi un mutuo a tasso variabile in uno a tasso fisso, considerando che oggi i tassi sono al livello più alto dalla nascita dell'euro e in prevedibile discesa.
Detto questo vorrei ora sottolineare la delicatezza di un allungamento di un mutuo. Il costo di tale operazione deve infatti essere ben considerato.

Si immagini di stipulare oggi un nuovo mutuo di 150.000 euro al 6%. Se il mutuo venisse stipulato a 20 anni la rata mensile sarebbe di 1060,94 euro e il totale degli interessi che si andrebbero a pagare è di 104.625 euro. Se il mutuo venisse viceversa stipulato a 30 anni la rata sarebbe di 884,06 euro mentre gli interessi salirebbero a 168.260 euro. Si consideri in particolare che in questo secondo caso, alla fine del decimo anno, avremo pagato rate per 106.086 euro ma avremo ridotto il debito verso la banca di soli 25.008. In pratica in 10 anni avremmo pagato più di 80.000 euro di interessi (poco meno del totale interessi che si pagherebbero facendo il mutuo ventennale!). Se volessimo chiudere anticipatamente il mutuo dopo 10 anni dovremmo dare alla banca 125 mila euro avendone già pagati 106 mila!
Attenzione dunque ad allungare i termini del mutuo: a fronte di una modestissima riduzione della rata (nell-esempio da 1060 a 884 euro, pari al 16,6%) il costo complessivo del finanziamento sale vertiginosamente (da 104.625 a 168.260 euro, pari al 60,8%). L'operazione è certamente conveniente per la banca, mentre per il cliente la convenienza è tutta da dimostrare. Personalmente cercherei di tirare la cinghia e di pagare la rata maggiore corrispondente al mutuo ventennale.
Ma come avvisavo nel post precedente, questo è solo un parere personale e invito espressamente i lettori a non utilizzare in alcun modo le informazioni tratte da questo post e più in generale da questo sito per le proprie scelte di investimento e allocazione del risparmio.
I numeri viceversa non sono un parere: se avete dei dubbi sui numeri potete scaricare un foglio excel che ho predisposto per il calcolo della rata e del piano di ammortamento: ecco il foglio Mutui.xls.
Se volete rinegoziare un mutuo, o dovete contrarne uno nuovo, giocateci, fate mille simulazioni, variando tassi e durata, prima di decidere. E interpellate il maggior numero possibile di banche.

03 gennaio 2008

2008: Basilea 2, partenza graduale

Bis_1 Basilea 2: il “grande giorno” è arrivato, dopo la “falsa partenza” dello scorso anno, ma come per un matrimonio nato male, se gli invitati non sono ancora pronti (le imprese), non lo sono neanche gli “sposi”: le banche.

Banca d’Italia non ha infatti ancora rilasciato alcuna autorizzazione alle grandi banche italiane per utilizzare i sistemi di internal rating “avanzati”. L’adozione di modelli omogenei all’interno dei grandi gruppi è infatti stata frenata dal succedersi delle fusioni che nel corso degli ultimi mesi hanno nuovamente ridisegnato la fisionomia del sistema creditizio italiano. Si parte quindi con il metodo standardizzato, valgono solo i rating delle agenzie interne: una realtà per una modestissima minoranza di grandi imprese; per i prestiti a tutte le altre valgono criteri fissi di assorbimento patrimoniale, (come in Basilea 1, semplificando, l’8%).

Ancora, quindi non si manifestano gli eventuali effetti dei nuovi meccanismi, effetti che dipenderanno non tanto dalle regole poste da Basilea 2, quanto dalle concrete politiche creditizie di ogni istituto, a loro volte influenza dal capitale disponibile (mezzi propri, da non confondere con la raccolta) e propensione al rischio.
Basilea 2, infatti determina quale sarà l’assorbimento di capitale a fronte di un determinato livello di rischio (determinato con il sistema di rating): quanto credito erogare, poi dipende dalla singola banca, in funzione dei parametri appena esposti.

Prepariamoci dunque ad un’introduzione graduale dei sistemi di rating avanzati. Solo tra qualche mese potremo quindi vedere quali politiche creditizie concretamente adotteranno le maggiori banche italiane (e quali effetti avranno sul sistema imprenditoriale del nostro paese).

21 dicembre 2007

Tassi fissi, tassi variabili

Ho assistito negli ultimi mesi al montare di una polemica a mio avviso fuori luogo sulla scelta adottata da molti risparmiatori, negli ultimi anni, di contrarre mutui, tipicamente il mutuo-casa, a tasso variabile. Molti giornalisti si stracciano le vesti dialogando con i rappresentanti di non meglio identificate associazioni dei consumatori, accusando le banche di aver spinto molti risparmiatori a contrarre mutui a tasso variabile, negli anni in cui i tassi erano molto bassi (fino ad un paio di anni fa, per capirci) con il risultato che oggi le rate mutuo pagate dalle famiglie sono cresciute in modo spesso insostenibile.

Non vorrei che da questi discorsi le famiglie si convincessero che oggi è preferibile stipulare mutui a tasso fisso. Premesso che ciò, a mio avviso, non è mai prudente, oggi, poi, con i tassi elevati attuali, contrarre mutui a tasso fisso è un controsenso.

Ho personalmente contratto un mutuo a tasso variabile anni fa ed oggi pago un tasso probabilmente appena più elevato di quello che pagherei se avessi contratto un mutuo a tasso fisso. Ma per anni ho risparmiato fior di soldi. E complessivamente sono ben lungi dall’averci perso. E se i tassi nel 2008 torneranno giù, com'è probabile secondo numerosi osservatori, tornerò a gudagnarci (o almeno a non perderci).

Il vero problema, semmai, è che i tassi molto bassi del recente passato, e la rata modesta che ne scaturiva a tasso variabile, hanno indotto molte famiglie a fare il passo più lungo della gamba, indebitandosi più di quello che sarebbe stato giusto fare. E qui sta certamente l’unica responsabilità delle banche:quella di non aver informato adeguatamente le controparti del rischio che avrebbero corso al rialzarsi dei tassi.

La soluzione corretta per evitare la fluttuazione della rata, non è quella di indebitarsi a tasso fisso, ma quella di ricercare un mutuo a tasso variabile e a rata fissa (ciò che cambia, al variare del tasso di riferimento, è in questo caso è la durata del mutuo: se i tassi salgono i tempi di rimborso si allungano, cioè dovrò pagare più rate, ma sempre tute dello stesso importo che ho giudicato compatibile con il mio reddito, e viceversa se i tassi scendono la durata del mutuo si accorcia: pagherò meno rate).

Per concludere, vorrei appellarmi al buon senso di coloro che fanno professionalmente informazione finanziaria, perché evitino di demonizzare il tasso variabile come troppi oggi stanno facendo: non vorrei che i consumatori decidano oggi, a tassi elevati, di indebitarsi a tasso fisso rischiando di non approfittare della discesa dei tassi oggi come accennavo largamente prevista da molti operatori.

Si tratta, lo voglio, precisare, di mie personali considerazioni e invito espressamente i lettori a non utilizzare in alcun modo le informazioni tratte da questo post e più in generale da questo sito per le proprie scelte di investimento e allocazione del risparmio. Il mio unico consiglio è, molto semplicemente, il seguente: se dovete contrarre un mutuo, aprite gli occhi, chiedete l’assistenza di un professionista serio (anzi, ascoltatene più d’uno) e fatevi fare un po’ di simulazioni di piani di ammortamento prima di decidere.

Dopo aver tanto spinto i mutui a tasso variabile quando i tassi erano bassi, non vorrei che oggi qualche furbetto spingesse i clienti a contrarre mutui a tasso fisso, con i tassi che sono ai massimi dalla nascita dell’euro (e con un’aspettativa da molti condivisa di discesa)!

Con l'occasione, buone feste a tutti!

02 ottobre 2007

Basilea 2 è alle porte, ombre su Basilea 2

A pochi mesi dall’entrata in vigore effettiva del nuovo accordo di Basilea, al recentissimo Financial Stability Forum sono emerse molte perplessità sul funzionamento del sistema dei rating (che di Basilea 2 è l’architrave).

Il timore è che il sistema rilevi con ritardo il peggioramento (o il miglioramento...) delle condizioni di solvibilità delle imprese. E in questo caso l’incapacità è stata quella di prevedere la crisi finanziaria delle banche coinvolte nella crisi dei sub-prime. Altre perplessità si riversano sul sistema delle agenzie di rating, accusate senza troppi giri di parole di avere un occhio di riguardo nel valutare alcune imprese a causa di intrecci o interessi reciproci…

Nulla di nuovo, in realtà. Una certa fragilità o una non completa adeguatezza del sistema dei rating basato su un subset di informazioni storiche da un lato e una certa opacità delle agenzie di rating erano criticità di Basilea 2 evidenziate da molti osservatori. Nel mio libro, vecchio di due anni, riferivo il pensiero di questi critici con precisione…

Sostituire alla conoscenza personale e storica, alle informazioni anche informali l’analisi di un sottoinsieme di dati standardizzati e asettici può essere rischioso. Soprattutto quando le banche devono giudicare le piccole imprese. Dove le capacità dell’imprenditore e dei manager fanno spesso la differenza, piuttosto che non il rapporto mezzi propri / mezzi di terzi. Ma questo è un'altro discorso.

Nr1

A dare sostanza alle preoccupazioni espresse nella sede sopra citata è arrivata la crisi della Northern Rock. Qualcosa di impensabile fino a pochi mesi fa: i depositanti di una grande banca europea in fila alle casse per ritirare i propri risparmi. Erano immagini che ci riportano alla crisi Argentina (peraltro completamente diversa) o a film storici e non (come non ricordare Mary Poppins…?).

E qui tutti i dubbi sul sistema dei rating vengono fuori: tanto per farsi un'idea basta considerare che le obbligazioni della Northern Rock erano (anzi, sono) nella lista delle obbligazioni a basso rischio di Patti Chiari, sono cioè obbligazioni che le banche di casa nostra fino ad oggi ci avrebbero indicato come sicure per i nostri investimenti. Invece la banca era ad un passo dal baratro e, senza l’intervento del Governo inglese, nel baratro ci sarebbe finita diritta diritta.

Matti quelli di Patti Chiari? Tutt’altro, la Northern Rock godeva infatti di un rating buonissimo (AA3). Eppure… eppure nel bilancio della Northern Rock c’era scritto a chi prestava, c’era scritto il profilo di rischio che assumeva. Chi ha sbagliato, allora?

Al Financial Stability Forum si prendeva atto di un “deficit informativo” legato in qualche modo all’incapacità delle informazioni standardizzate di rendere fino in fondo il reale stato di solvibilità di un’impresa. Soprattutto di renderlo in tempi accettabili.

E si concludeva auspicando una “regolamentazione robusta”. Concetto chiaro, seppur un po’ vago.

Se si scende dal palco delle crisi internazionali, del teatro delle grandi imprese, e si vengono a calare le perplessità sollevate dalla crisi dei sub-prime nella realtà del nostro sistema, fatto prevalentemente di pmi, che riflessioni possiamo trarre su Basilea 2, sul rapporto banca impresa?

La scelta di analizzare un subset di informazioni standardizzate è un presupposto fondamentale ed irrinunciabile in Basilea 2. Ed è anche assolutamente condivisibile se queste informazioni vanno a sostituire un rapporto informale spesso poco chiaro, a volte costruito più sulle parole che sui fatti, in alcuni casi fatto anche di piccole clientele, di piccole furbizie.

Ma se i dati di bilancio risultano troppo “vecchi” quando le banche li analizzano, allora quali elementi oggettivi potrà privilegiare la banca per giudicare i propri clienti in modo trasparente e insieme tempestivo, aggiornato?
Ritengo, nel caso delle pmi, che i dati più caldi, e sui quali da tempo si sta concentrando l’attenzione del sistema bancario, e quindi i sistemi di rating, siano quelli “andamentali”, cioè quei dati che fotografano l’andamento del rapporto banca / impresa e sistema bancario / impresa. In primo luogo, dunque, la CR la Centrale dei Rischi. Per questo motivo le nostre piccole imprese devono porre la massima attenzione all’andamento dei rapporti con il sistema bancario, essere precisi negli utilizzi, dimensionare correttamente e per tempo gli affidamenti commisurandoli ai fabbisogni attuali e prospettici, non presentare portafoglio su nominativi inaffidabili ecc. ecc.

Ma di questo, lo prometto parlerò diffusamente in un prossimo post.

20 dicembre 2006

Basilea 2 ai nastri di partenza: precisazioni

Foto_senatoIeri (19 dicembre) il Senato ha approvato (con modifiche) il testo della legge comunitaria 2006 che delega il Governo a recepire le direttive comunitarie (2006/48/CE e 2006/49/CE) che dettano la nuova disciplina sull'adeguatezza patrimoniale delle banche, recependo il quadro normativo messo a punto nel giugno 2004 dal Comitato di Basilea (Basilea 2). Il disegno di legge ieri approvato dal Senato, a causa delle modifiche  introdotte torna ora alla Camera, dove il testo precedente era stato approvato a settembre...
La complessità del nuovo accordo e il rilevante impegno richiesto alle banche per la sua attuazione non sono inferiori alla complessità dell'iter legislativo necessario per recepire l'accordo stesso nell'ordinamento dei singoli paesi.
Tutto pronto quindi? Sì, tutto pronto per affrontare nel corso del 2007 l'ultimo sforzo di adeguamento di leggi, regolamenti e procedure e di verifiche pratiche sul campo, sforzo necessario per garantire che concretamente dal 1° gennaio 2008 tutte le banche possano adottare il nuovo metodo di calcolo dei requisiti patrimoniali previsto da Basilea 2.
Infatti tutti i maggiori gruppi bancari italiani hanno optato per il metodo di rating interno avanzato,  metodo per il quale il Comitato di Basilea assegnava come data di applicazione il 1° gennaio 2008. Le altre banche sembrano orientate ad avvalersi della facoltà loro riconosciuta dalla direttiva comunitaria di continuare nel corso del 2007 a calcolare i requisiti patrimoniali con le vecchie regole.
La stessa Banca d'Italia, nell'ultimo documento consultivo di novembre (sul secondo pilastro di Basilea 2) sembra prendere atto del fatto che tutte le banche italiane si avvarranno di tale facoltà.
E le imprese? Si stanno preparando? Si prepareranno nel corso del 2007? E' straordinariamente importante che lo facciano, ma l'atteggiamento di molte di esse (soprattuto di quelle di minori dimensioni) mi ricorda una barzelletta del compianto Gino Bramieri. Raccontava di un tizio che scivolava dal tetto di un grattacielo di 100 piani e arrivato a 10 metri dal suolo diceva: "Bé, fino a questo momento mi è andata bene"...
Preparatevi, gente, preparatevi! E per gli auguri vi rimando a questo post: AUGURI!!!

14 novembre 2006

Il punto su Basilea 2

Puoi ascoltare questo primo contributo della serie "Verso Basilea 2" direttamente cliccando sul bottone rosso del lettore qui sotto (durata 15'08"):

powered by ODEO

oppure puoi scaricare il file mp3 e ascoltarlo in un secondo momento (dim 13,8 Mb): (clicca sull'immagine con il tasto destro del mouse, poi scegli "Salva oggetto con nome...").

Se anziché ascoltare il contributo preferisci leggerne il testo, puoi anche scaricare il documento in formato pdf cliccando qui (dim 115 Kb):    (vedi istruzioni precedenti).

Come presentazione di questo contributo, ne riporto di seguito un breve stralcio.

Basilea 2 è alle porte. Mancano pochi giorni all'entrata in vigore di questa normativa che disciplina in modo nuovo l'adeguatezza patrimoniale delle banche. Normativa destinata alle banche, quindi, ma i cui riflessi toccheranno da vicino tutte le imprese.

Ogni imprenditore può prepararsi come vuole: può prendere la cosa con fatalismo (la solita fregatura, le solite banche), oppure può sforzarsi di capire cosa comporta Basilea 2 e cercare di trarne vantaggio. Un vantaggio competitivo nei confronti dei suoi concorrenti.

Mi è capitato spesso di sentirmi chiedere cosa intendo quando dico che con Basilea 2 la finanza aziendale diventerà una leva competitiva. E' presto detto: con Basilea 2 è destinata ad ampliarsi molto la forbice dei prezzi praticati dalle banche per la “merce” denaro; un'impresa che pagherà il denaro il 4% in meno di un concorrente (non solo di interessi, ma anche di commissioni e costi fissi), supponendo un indebitamento pari alla metà del fatturato, avrà il 2% in meno di costi sul fatturato rispetto al concorrente. E' un esempio per nulla esagerato di come una buona gestione finanziaria e una corretta impostazione dei rapporti con il sistema bancario potrà consentire risparmi consistenti, permettendo all'impresa di conseguire un vantaggio competitivo rilevante.

Nei prossimi giorni tornerò concretamente su questi temi con alcuni contributi per illustrare su quali leve l'imprenditore potrà e dovrà agire per migliorare il merito creditizio della sua impresa e quindi ampliare la capacità di accedere al credito della propria impresa e ridurne il costo.
In questo primo intervento della sezione “Verso Basilea 2” cercherò invece di fare il punto sulla situazione e tornerò su concetti magari ovvi per qualcuno, ma che vale la pena ribadire, visto il gran parlare che si fa di Basilea, spesso a sproposito, con ogni attore del sistema intento a difendere la propria posizione ed il proprio ruolo (così molte fonti bancarie ufficialmente proclamano vantaggi per tutti -e confidenzialmente raccontano il contrario- molte associazioni imprenditoriali e professionali prefigurano difficoltà generalizzate, consulenti ed ordini professionali accampano conoscenze e professionalità che pochi hanno realmente, altri propagandano improbabili marchi e certificazioni di nessun valore reale e così via)...

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